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AMBIENTE: IL DESTINO DEL MONDO NELLE MANI DELLE CITTA'

Gennaio 2007

WASHINGTON - Il futuro dell'umanità, dell'economia mondiale, della sopravvivenza dell'intero ecosistema dipenderà nei prossimi decenni dalle politiche ambientali e sociali adottate nelle città. A sostenerlo, lanciando un sonoro segnale d'allarme sui preoccupanti segnali di degradazione urbana provenienti da varie parti della Terra, è il rapporto annuale del 'Worldwatch institute', che ogni 12 mesi tasta il polso della salute del pianeta.
Nel 2008, in una data impossibile da precisare, una svolta epocale attende il globo: per la prima volta nella storia dell' umanità, più della metà della popolazione risiederà in aree urbane. Il balzo demografico incontrollabile e per moltissimi versi caotico verso le 'cities', avverrà in Africa ed in Asia. In Europa e nelle Americhe la situazione si è stabilizzata con il 75% della popolazione che già vive nelle città. Ogni anno - rivela la ricerca  - più di 50 milioni di persone si spostano dalle campagne ai 'suburbs', alle aree urbane. Ma dei 3 miliardi di residenti nelle città stimati ad oggi, ben 1 miliardo vive in situazione pesantemente degradate: senza acqua corrente, elettricità, in condizioni igieniche precarissime, in un ambiente inquinato, e consessi umani malati e caratterizzati dalla diffusione di patologie infettive.

"In particolare i bambini - denuncia Worldawatch - crescono tra violenza, mancanza di educazione, e minacce quotidiane". E il quadro è destinato a peggiorare senza appositi interventi.  E' proprio dalle città - auspicano però gli esperti dell'Istituto - che possono arrivare le soluzioni in termini di
nuove misure antinquinamento, di incentivi per il commercio di prodotti equo-solidali, di progetti per trasporti pubblici con combustibili eco-compatibili,  di lotta alla povertà.  Ogni anno 1,6 milioni di persone residenti nelle zone urbane muoiono come conseguenza diretta di mancanza di acqua potabile e adeguate misure igieniche. "Le autorità politiche locali - sostiene Molly O'Meara Sheehan, direttore proprio del 'Rapporto sullo stato del mondo nel 2007' - devono al più presto occuparsi della drammatica questione della urbanizzazione della povertà, aumentando gli investimenti nei settori dell'educazione, della sanità, delle infrastrutture".

Secondo i calcoli di 'Worldwatch', tra il 1970 ed il 2000 solo l'1,4% del totale dei fondi destinati a livello mondiale a programmi di assistenza allo sviluppo sono andati alle aree urbane in degrado. Ma se le città diventeranno sempre più il termometro delle possibilità di sopravvivenza dell'ecosistema, il rapporto osserva come proprio le comunità ed i governi locali sono diventati  'gli agenti pionieri' delle politiche per la salvezza  del pianeta. "Le città - ha rilevato Cristopher Flavin, presidente dell'istituto - sono al tempo stesso le fonti principali dirette ed indirette della distruzione e dell'inquinamento delle risorse del pianeta, e le potenziali salvatrici del globo". Tra gli esempi da seguire di iniziative rispettose dell'
ambiente, l' indagine cita tra gli altri i casi di: Bogotà in Colombia dove è stato lanciato un sistema di trasporti di autobus veloci non inquinanti; di Rizhao in Cina dove il 99% della case usa energia solare; di Freetown nella Sierra Leone e di Vancouver in Canada dove la gran parte dei residenti si dedica all' 'agricoltura cittadina', producendo raccolti organici tra le mura della 'polis'.                                                                                                  

(ANSA)

 


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